Emanuela Duranti

“Da sempre la macchina fotografica ha esercitato un grande fascino su di me, non come oggetto,ma per la possibilità di fermare un’’emozione, una luce. Inizialmente ho fotografato quasi esclusivamente in bianco e nero. Il lavoro in camera oscura ha affinato la ricerca estetica e la mia capacità di controllo della luce. In quel momento una grande influenza hanno avuto su di me le frequentazioni di Mario Giacomelli , Dondero. Caio M. Garrubba scrive, cogliendo pienamente i miei sentimenti, nella presentazione del catalogo della mia mostra ”Spoleto una città in particolare”del 2007. La mia è una ricerca del dettaglio, delle geometrie e tutto è come sospeso in un’atmosfera rarefatta, molto minimalista. Poi il colore è arrivato come una necessità , una possibilità ulteriore di esplorazione, un elemento in più per scomporre la realtà, in un contatto sempre molto intimo con questa città, le sue architetture e la sua storia. Ascoltarne il respiro. Cogliere quell’attimo, che non significa congelare il tempo, ma fermare quel momento tra il prima e il dopo, che diventa memoria.”     Emanuela Duranti

 

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